Difficoltà relazionale

Difficoltà relazionale

  • Dott.ssa Marisa Tuccillo

Cosa intendiamo per "Difficoltà Relazionale"?

Non si tratta solo di timidezza o di litigi frequenti. La difficoltà relazionale è una discrepanza tra il desiderio di legame e l'impossibilità di realizzarlo in modo soddisfacente. È la sensazione di essere prigionieri di schemi ripetitivi che generano sofferenza, ansia o isolamento.

Le forme più comuni: Dove si manifestano?

Le difficoltà relazionali non sono uguali per tutti; si cristallizzano in forme diverse a seconda della storia personale:

  • La Dipendenza Affettiva: Il bisogno dell'altro è così estremo da annullare se stessi. Si accetta di tutto pur di non essere abbandonati.
  • L'Evitamento (o Distanziamento): La paura dell'intimità è tale che, non appena un legame si fa profondo, la persona scappa o "si spegne" emotivamente per proteggersi.
  • Il Conflitto Cronico: Relazioni vissute come un campo di battaglia costante, dove il bisogno di controllo o il timore di essere sottomessi impedisce la cooperazione.
  • Il Senso di Inadeguatezza: Sentirsi costantemente "sbagliati", fuori posto o giudicati, portando a un ritiro sociale o a una performance costante per compiacere l'altro.

Perché abbiamo queste difficoltà? (L'origine del sintomo)

Secondo l'orientamento analitico, il nostro modo di stare con gli altri oggi è la "messa in scena" di ciò che abbiamo vissuto ieri.

  1. I Modelli di Attaccamento

    Le prime relazioni con i genitori (o caregiver) creano una sorta di mappa interna. Se quella mappa ci ha insegnato che l'altro è inaffidabile, invadente o assente, noi continueremo a usare quella stessa mappa anche da adulti, finendo inevitabilmente nelle solite strade chiuse.

  2. Meccanismi di Difesa

    La difficoltà relazionale è spesso una protezione. Se da bambino mostrare vulnerabilità portava sofferenza, da adulto costruirò un "muro" (freddezza) o una "armatura" (aggressività). La difesa che un tempo ci ha salvato, oggi ci impedisce di amare.

  3. La Ripetizione del Trauma

    Inconsciamente, tendiamo a cercare situazioni familiari, anche se dolorose, perché il "noto" ci fa sentire paradossalmente più sicuri dell'ignoto. Cerchiamo partner che ci facciano rivivere ferite antiche nella speranza, quasi sempre vana, di poter finalmente cambiare il finale di quella storia.

Come interviene la psicoterapia ad orientamento Analitico?

L'orientamento analitico lavora sull'inconscio, ovvero su quella parte della mente che guida le nostre scelte a nostra insaputa. Comprendere queste dinamiche profonde è l'unico modo per scardinare automatismi che durano da anni.

Per ottenere un Cambiamento Duraturo

Se impariamo solo una tecnica per gestire l'ansia, l'ansia potrebbe sparire oggi ma ripresentarsi domani sotto un'altra forma (ad esempio come un disturbo psicosomatico). L'analisi punta a una ristrutturazione della personalità. Una volta risolto il conflitto centrale, i sintomi non hanno più motivo di esistere e il cambiamento diventa parte integrante di chi sei, non una maschera che indossi.

La Relazione come "Palestra"

In psicoterapia analitica, il legame tra terapeuta e paziente diventa lo specchio di ciò che accade fuori. Se hai difficoltà a fidarti degli altri, prima o poi avrai difficoltà a fidarti del terapeuta. Questo non è un ostacolo, ma un'opportunità preziosa: possiamo osservare "in diretta" come funzioni e sperimentare un modo nuovo di stare in relazione in un ambiente protetto e privo di giudizio.

 Dare un Senso alla propria Storia

L'approccio analitico non vede il paziente come una "macchina da riparare", ma come un individuo che sta attraversando una crisi di crescita. Il percorso aiuta a unire i puntini della propria vita: i traumi, i sogni, i desideri repressi e le doti non espresse vengono integrati in una narrazione coerente. Questo processo di "individuazione" porta a un senso di pienezza e libertà mai provato prima.

Come interviene   l'Analisi Immaginativa?

L'A.I usa le immagini invece delle sole parole? Perché le radici di queste difficoltà sono pre-verbali. Si sono formate prima che imparassimo a parlare bene, nel corpo e nelle sensazioni.

Attraverso l'immagine, possiamo:

  1. Visualizzare il legame: In terapia, potresti visualizzare il tuo rapporto con una persona come un filo: di che colore è? È teso? È logoro? Questo rende il problema concreto e lavorabile.
  2. Incontrare l'Ombra: L'immagine permette di dare un volto a quelle parti di noi (rabbia, bisogno estremo, paura) che neghiamo a parole, ma che sabotano le nostre relazioni.
  3. Sperimentare il nuovo: Nell'immaginario puoi provare a dire "no", a chiedere aiuto o a restare vicino a qualcuno, sentendo nel corpo che è possibile e sicuro farlo.

Dott.ssa Marisa Tuccillo
Psicologa Psicoterapeuta a Cremona

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Dott.ssa Marisa Tuccillo

Psicologa Psicoterapeuta

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