Disturbo dell’umore

Disturbo dell’umore

  • Dott.ssa Marisa Tuccillo

In psicoterapia analitica, l'umore non è visto solo come uno squilibrio chimico, ma come un "clima interno" che riflette come la persona sta gestendo i propri conflitti profondi, le perdite o la propria realizzazione personale.

Ecco le categorie principali:

Disturbi Depressivi

Si caratterizzano per una persistente flessione del tono dell'umore, perdita di interesse (anedonia) e calo dell'energia.

  • Depressione Maggiore: Un episodio acuto e profondo che incide su sonno, appetito e capacità di svolgere le normali attività quotidiane.
  • Disturbo Depressivo Persistente (Distimia): Una forma di depressione meno acuta ma molto cronica (dura almeno due anni). La persona si sente costantemente "grigia" e stanca.
  • Depressione Post-partum: Legata alle profonde trasformazioni (fisiche e psichiche) che seguono la nascita di un figlio.
  • Disturbo disforico premestruale: La donna nei vari cicli mestruali presenta alcuni sintomi nella settimana che precede il ciclo e migliorano dopo che inizia il periodo mestruale, riducendosi o scomparendo nelle settimane successive alle mestruazioni.

Disturbo Depressivo

Negli ultimi anni l’OMS ha rilevato un aumento del 25% (300 milioni di persone) soffrono di depressione.

La persona vive momenti di tristezza per tutto il giorno associato al senso di colpa e presenta una bassa stima. Spesso presentano un’immagine di sé come “persona non amabile, non degna dell’amore di nessuno”.

I sintomi si presentano nei 4 ambiti (umore, funzionamento emotivo, cognitivo, motorio e vegetativo).

La persona che presenta questo disturbo prova un umore depresso o perdita di piacere (anedonia) o di interesse.

Per quanto riguarda il funzionamento emotivo la persona presenta emozioni intense come la tristezza, l’angoscia e la disperazione. Tutte queste forti emozioni portano pian piano anedonia, cioè perdita di piacere e di interesse.

Disturbo depressivo dell’umore secondo il DSM 5- TR , la persona presenta alcuni dei sintomi presenti nel DSM 5-TR per almeno 2 settimane, come: un umore depresso per la maggior parte del giorno e quasi tutti i giorni provando sentimenti di tristezza, di vuoto, di angoscia, disperazione; mancato interesse per la maggior parte delle attività che svolge, perdita di peso o aumento dell’appetito, disturbi del sonno, irrequietezza, mancanza di energie; ecc.

La Visione della Psicoterapia Analitica

Mentre la psichiatria si concentra sul riequilibrio dei neurotrasmettitori (come la serotonina), la psicoterapia ad orientamento analitico cerca di comprendere il senso di questo crollo.

  1. La Perdita dell'Oggetto

    Spesso la depressione è legata a una perdita: può essere una persona cara, un lavoro, ma anche la perdita di un'illusione o di un'immagine di sé che non è più sostenibile. Il depresso non piange solo la perdita esterna, ma sente di aver perso una parte di se stesso.

  2. L'Aggressività Rivolta all'Interno

    In molti casi, la depressione nasce da una rabbia che non è stato possibile esprimere verso l'esterno. Quell'energia aggressiva, non trovando sfogo, "torna indietro" e colpisce l'Io del paziente, trasformandosi in autocritica feroce e svalutazione.

  3. Un Blocco dell'Energia Vitale (Libido)

    Nell'analisi, la depressione è vista come un momento in cui l'energia vitale si ritira dal mondo esterno e sprofonda nell'inconscio. È un segnale che il vecchio modo di vivere è "morto" e la psiche sta cercando forzatamente un nuovo assetto.

Come lavora l'Analisi Immaginativa sulla Depressione?

Lavorare con un paziente depresso significa spesso trovarsi di fronte a un "muro di nebbia" o a un "deserto". L'Analisi Immaginativa è preziosa perché:

  • Riattiva la produzione di immagini: Il depresso non sogna più o sogna solo rovine. Produrre un'immagine (anche minima) durante la seduta significa rimettere in moto il motore della creatività psichica.
  • Dà forma al "Mostro": Invece di subire un dolore vago e opprimente, il paziente può visualizzarlo (ad esempio come una pietra pesante o un buco nero). Una volta che il dolore ha una forma, si può iniziare a dialogare con esso.
  • Trova la scintilla: Attraverso il rilassamento e l'immaginario, si va alla ricerca di quelle "parti vitali" che non sono morte, ma solo sepolte sotto la cenere del malessere.

Il Disturbo Disforico Premestruale (DDPM)

Secondo il DSM-5-TR, il Disturbo Disforico Premestruale (DDPM) non deve essere ridotto a un semplice "squilibrio ormonale". Esso rappresenta una complessa manifestazione in cui il corpo e la mente interagiscono: una dimensione psicosomatica dove il disagio fisico si intreccia con vissuti che spesso faticano a trovare una via di espressione verbale.

Criteri Diagnostici e Temporali

Per una diagnosi accurata, la sintomatologia deve manifestarsi nella maggior parte dei cicli mestruali dell'ultimo anno, rispettando una precisa scansione temporale:

  1. Fase Luteale: Almeno 5 sintomi devono essere presenti nella settimana precedente l’inizio del ciclo.
  2. Fase Emorragica: I sintomi devono iniziare a migliorare entro pochi giorni dall'insorgenza delle mestruazioni.
  3. Fase Follicolare: I sintomi devono diventare minimi o scomparire del tutto nella settimana successiva alla fine del ciclo.

I Sintomi Principali

Per soddisfare i criteri, deve essere presente almeno uno dei seguenti sintomi affettivi core:

  • Labilità affettiva marcata: improvvisi sbalzi d'umore, tristezza o sensibilità al rifiuto.
  • Irritabilità o rabbia marcata: aumento dei conflitti interpersonali.
  • Umore marcatamente depresso: sentimenti di disperazione o pensieri autocritici.
  • Ansia marcata: tensione eccessiva o sentirsi "con i nervi a fior di pelle".

Sintomi Aggiuntivi

A questi si devono aggiungere altri sintomi (fino a raggiungere il totale di 5) scelti tra:

  • Ridotto interesse nelle attività quotidiane (lavoro, hobby, relazioni, scuola).
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Letargia o mancanza di energia (facile affaticabilità).
  • Alterazioni del sonno: ipersonnia o insonnia.
  • Senso di sopraffazione o sensazione di perdere il controllo.
  • Sintomi fisici: tensione o dolore al seno, dolori articolari o muscolari, sensazione di gonfiore e aumento di peso.

Scegliere un orientamento analitico (psicodinamico), specialmente quando parliamo di disturbi con una forte componente psicosomatica come il DDPM, significa non limitarsi a "spegnere il sintomo", ma voler capire cosa quel sintomo stia cercando di comunicare.

Se,  il corpo esprime ciò che la mente non verbalizza, l’analisi è lo strumento che permette di "tradurre" quel linguaggio fisico in parole.

Ecco i motivi principali per cui questo approccio è particolarmente indicato:

1. Decodificare il "Sintomo-Messaggio"

In un’ottica analitica, il dolore fisico o la tempesta emotiva del DDPM non sono visti come errori biologici, ma come segnali. La terapia aiuta a chiedersi: Perché proprio ora? Cosa rappresenta per me la ciclicità? Quale conflitto interno emerge quando le mie difese si abbassano durante la fase luteale?

2. Esplorare l'Identità e il Femminile

Il ciclo mestruale è profondamente legato all'identità femminile, alla fertilità e al rapporto con la propria madre. L'orientamento analitico permette di esplorare:

  • Il rapporto con la propria femminilità e il corpo.
  • Eventuali traumi o vissuti irrisolti legati alla crescita e alla maturazione sessuale.
  • Il significato simbolico della "perdita" o della "creatività" legata al ciclo.

3. Lavorare sulla "Labilità Affettiva"

Mentre altri approcci si concentrano su strategie di coping (come gestire l'ansia sul momento), l'analisi scava nelle radici della rabbia e della disperazione. Spesso, il DDPM agisce come un "amplificatore": porta a galla sentimenti che durante il resto del mese teniamo repressi per compiacere gli altri o per "funzionare" socialmente.

4. La Relazione come Cura

La psicoterapia analitica utilizza la relazione tra terapeuta e paziente (il transfert) per osservare come la persona vive i legami. Questo è fondamentale nel DDPM, poiché il disturbo spesso sabota le relazioni interpersonali. Capire come ci si sente "visti" o "non capiti" durante la fase acuta aiuta a integrare quelle parti di sé che sembrano "aliene" o fuori controllo.

Dott.ssa Marisa Tuccillo
Psicologa Psicoterapeuta a Cremona

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Dott.ssa Marisa Tuccillo

Psicologa Psicoterapeuta

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